Cassazione: è valido il recesso orale dal contratto integrativo aziendale

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2600 del 2 febbraio 2018, è tornata a pronunciarsi sul tema della contrattazione collettiva di secondo livello, enunciando un importante principio in materia di “libertà della forma” degli accordi collettivi e degli atti connessivi, con riguardo in particolare all’ipotesi di recesso unilaterale di una delle parti contraenti.

La pronuncia in esame ribalta la precedente decisione della Corte d’Appello di Milano che, con sentenza n. 417 del 2012, aveva negato qualsiasi efficacia alla disdetta della contrattazione integrativa in forza in azienda, manifestata oralmente dalla società resistente nell’ambito di un incontro con le organizzazioni sindacali, postulando come necessaria, ai fini della validità ed efficacia del recesso, l’osservanza della forma scritta.

La società soccombente proponeva ricorso avanti al Supremo Giudice che, dopo un breve excursus degli orientamenti giurisprudenziali in materia, riconosceva la piena applicabilità alla contrattazione collettiva del generale principio di “libertà della forma”, in virtù del quale le disposizioni normative che prescrivono l’osservanza di forme specifiche per talune categorie di atti e contratti debbono considerarsi di stretta interpretazione e, per l’effetto, non suscettibili di applicazione analogica.

Da ciò discendono, ad avviso della Suprema Corte, almeno due ordini di considerazioni.

Da un lato, infatti, deve certamente riconoscersi la legittimità degli accordi collettivi conclusi verbalmente o per fatti concludenti, dall’atro, in difetto di una specifica previsione contrattuale che disponga la forma scritta per l’esercizio del recesso, il richiamato principio della libertà di forma dovrà necessariamente estendersi anche agli eventuali negozi connessivi, tra i quali figura, appunto, il recesso unilaterale esercitato ai sensi dell’art. 1373, 2° comma, c.c..

In tali ipotesi, conclude la Suprema Corte, l’atto di recesso, validamente comunicato in forma orale, potrà essere dimostrato in giudizio mediante prova testimoniale.

La sentenza in commento appare dunque di particolare interesse in quanto ribadisce che gli accordi collettivi stipulati tra le parti sociali rientrano pacificamente nel novero dei contratti di diritto comune e, per altro verso, che le pratiche esigenze di tipo funzionalistico, che spesso impongono l’osservanza della forma scritta, non possono vincolare le parti, in difetto di una espressa pattuizione da queste precedentemente raggiunta ai sensi dell’art. 1352 c.c..

Dott. Andrea Lavazza Seranto

 

 

 

By | 2018-05-10T14:22:23+00:00 maggio 10th, 2018|Senza categoria|0 Comments