Infortunio di un lavoratore imprudente: il datore di lavoro è comunque responsabile se il suo sistema di sicurezza presenta delle criticità.

Nel caso di infortunio di un lavoratore imprudente il datore di lavoro è comunque civilmente e penalmente responsabile se il suo sistema di sicurezza presenta delle criticità.

In estrema sintesi questa è la regola affermata in una recente pronuncia della Suprema Corte (Cass. n. 16228 del 5 aprile 2019) avente ad oggetto il caso di un operaio che aveva subito un grave infortunio durante lo svolgimento della propria attività lavorativa.

Nello specifico, nel contesto di lavorazioni edili, il lavoratore rimaneva vittima dell’infortunio durante un’operazione di manutenzione di una macchina perforatrice che si era bloccata; a seguito di tale evento la Procura competente richiedeva il rinvio a giudizio del responsabile del cantiere (il datore di lavoro) e del manutentore (preposto del datore di lavoro), addetto alla sorveglianza.

Il P.M. contestava al datore di lavoro l’omissione della vigilanza sull’operato del preposto rispetto alle lavorazioni di riparazione del macchinario, mentre al preposto veniva addebitata la circostanza di non avere adottato le misure tecniche organizzative necessarie ad assicurare il blocco assoluto degli elementi pericolosi in ossequio a quanto riportato nel manuale d’uso del macchinario. 

Nella vicenda de quoil grave infortunio risulta essere accaduto anche in ragione del fatto che l’operaio si sarebbe collocato in una posizione pericolosa, troppo prossima alla macchina in fase di ripristino.

A tal proposito la Corte di Cassazione ha chiarito che il comportamento del lavoratore, perché possa interrompere il nesso causale tra condotta contestata al datore di lavoro (e/o suoi delegati) ed evento, debba non solo essere eccezionale ma anche eccentrico rispetto al rischio lavorativo che il garante (datore di lavoro) è chiamato a controllare.

Nel caso di specie è risultato che il lavoratore non fosse mai stato formato ed informato sull’attività di manutenzione in corso, ma addirittura che prima di allora non fosse mai intervenuto in un’operazione simile.

La Suprema Corte ha poi posto l’accento sul fatto che sia il responsabile del cantiere sia il preposto rivestono una posizione di garanzia rilevante ai sensi dell’art. 19 del D.lgs. n. 81 del 2008 il che include senz’altro l’obbligo di osservare le regole stabilite nel manuale del macchinario oggetto di riparazione ed evitare che si instaurino prassi di lavoro non corrette e per ciò solo foriere di pericoli.

In particolare, il principio di diritto che può desumersi dalla pronuncia dalla Corte di legittimità è che il comportamento colposo del lavoratore, perché possa interrompere il nesso di causalità con le condotte contestate al datore di lavoro, deve porsi al di fuori dall’area di rischio definita dalla lavorazione, e deve essere eccezionale ed eccentrico rispetto al rischio lavorativo che il garante è chiamato a governare.

In definitiva veniva dunque confermata la sentenza di condanna a carico del datore di lavoro e del preposto condannati entrambi a 6 mesi di reclusione oltre che al pagamento di un cospicuo risarcimento del danno.

Avv. Marco Aloisi

By | 2019-04-24T10:00:59+02:00 aprile 24th, 2019|Senza categoria|0 Comments