Start-Up e P.m.I., chi e come può accedere all’Equity Crowd-Funding?

La condivisione fa la forza. Questa potrebbe essere la rivisitazione di un più antico motto, che oggi sembra essere un pilastro fondamentale per chi vuole costruire un business di successo, che magari viaggi, in tutto o in parte, sulle vie telematiche. E così, la massima espressione di tale principio potrebbe considerarsi proprio l’idea di consentire alle imprese di sviluppare il loro business mediante una raccolta di capitali, effettuata, indistintamente nei confronti del pubblico, tramite portali online.

Tale prassi, quando la remunerazione dell’investimento è costituita dall’acquisizione di una partecipazione nell’impresa che promuove la campagna, prende il nome di Equity Based Crowd-Funding, fenomeno che, anche grazie alla pioneristica legislazione italiana (primo Stato europeo a regolamentarne la pratica), sta riscuotendo sempre più successo.

E così, visti gli ottimi risultati conseguiti e la convinzione che l’Equity Based Crowd-Funding sia ormai destinato a proseguire nella sua espansione, mediante la cosiddetta «manovra correttiva di primavera» (D.L. n. 50/2017), che ha trovato, da ultimo, piena attuazione con l’aggiornamento del Regolamento Consob, già approvato con delibera del 26 giugno 2013, è stata ampliata la platea dei soggetti legittimati ad accedere a tale forma di finanziamento.

Ad oggi, pertanto, possono accedere a finanziamenti per il tramite del c.d. Equity Based Crowd-Funding:

  • le «Start up Innovative» (inclusa la start upa vocazione sociale), come definite all’art. 25, commi 2 e 4 del D.L. n. 179 del 2012;
  • le «Start up Turismo», come definite all’art. 11-bis del D.L. n. 83 del 2014;
  • le Piccole e Medie Imprese:
  • microimprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato (o un totale dello stato patrimoniale) inferiore a 2 milioni di Euro;
  • piccole imprese con meno di 50 dipendenti e un fatturato (o un totale dello stato patrimoniale) inferiore a 10 milioni di Euro;
  • medie imprese con meno di 250 dipendenti e un fatturato non superiore a 50 milioni di Euro, o un totale dello stato patrimoniale non superiore a 43 milioni di Euro;
  • società di capitali che investono prevalentemente in piccole e medie imprese, come definite all’art. 1, comma 2, lettera f) del D.M. Eco-Fin del 30 gennaio 2014;
  • l’organismo di investimento collettivo del risparmio («OICR») che investe prevalentemente in piccole e medie imprese, come definite all’art. 1, comma 2, lettera f) del D.M. Eco-Fin del 30 gennaio 2014.

Rispetto all’elenco che precede, deve attribuirsi particolare rilievo alla recente inclusione – pur nel rispetto di specifici limiti di forza lavoro impiegata e di fatturato generato – delle P.M.I. tradizionali, anche costituite nella forma di società a responsabilità limitata.

In particolare, il Legislatore italiano, da un lato ha stabilito che, in deroga all’art. 2468 cod. civ., le quote di partecipazione in P.M.I. costituite nella forma di S.r.l. possono costituire oggetto di offerta al pubblico, anche attraverso portali telematici; dall’altro, in deroga all’art. 2474 cod. civ., che prevede il divieto per le S.r.l. di compiere operazioni sulle proprie partecipazioni, ha stabilito la legittimità di tali operazioni, qualora le stesse siano effettuate in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote ai dipendenti e/o collaboratori dell’impresa.

Oltre alle specifiche caratteristiche previste dalla legislazione applicabile, l’emittente dovrà, inoltre, soddisfare ulteriori requisiti obbligatori.

Si intende con ciò riferirsi, ad esempio, agli obblighi informativi posti a carico delle Start-up Innovative in merito alla composizione della propria compagine sociale e ai risultati del proprio bilancio di esercizio, ovvero a specifici obblighi statutari come quello di prevedere, a favore dell’investitore, il diritto di recesso e il diritto di co-vendita (c.d. clausole tag along) della propria partecipazione nel caso in cui i soci di controllo, dopo l’offerta, trasferiscano a terzi la maggioranza delle quote sociali.

L’impresa che dovesse rientrare in una delle categorie citate, verificato il rispetto di tutti gli obblighi posti dalla vigente normativa applicabile ed apportate le eventuali correzioni del caso, potrà quindi rivolgersi ad una delle piattaforme telematiche di collocazione di strumenti finanziari, al fine di negoziare un accordo di servizio relativo alla campagna che intende promuovere. L’ampiezza di obblighi e diritti legati a tale negozio giuridico è in parte stabilita ex ante dalla legge, generalmente con il fine di tutelare gli investitori che sono terzi estranei rispetto al rapporto giuridico tra emittente e piattaforma e, in altra parte, è rimessa all’autonomia delle parti.

Tanto premesso, deve da ultimo ricordarsi come i soggetti cui è riconosciuta la possibilità di accedere al finanziamento tramite Equity Crowd-Funding, siano, in genere, destinatari di una normativa di miglior favore, o comunque di deroga, rispetto a quella stabilita dalla legge, per le ordinarie società di capitali.

Basti ricordare, a tale proposito, i diversi benefici fiscali e contributivi e, sul piano sostanziale, le agevolazioni e la maggiore flessibilità in tema giuslavoristico e societario, di cui godono le Start up e le P.M.I. innovative.

Avv. Marco Aloisi

By | 2018-07-02T12:05:50+00:00 luglio 2nd, 2018|Senza categoria|0 Comments